29 novembre: Dibattito su politiche e leggi repressive

Il 29 novembre le associazioni ANPI Spagna “Guido Picelli”, Associació AltraItalia-Barcelona, Mediterranea, Open Arms e il patronato INCA-CGIL Spagna organizzano un incontro dal titolo: “Dibattito su politiche e leggi repressive in Italia e in Spagna”. 

Al dibattito parteciperanno Maria Luisa D’Addabbo, avvocata penalista esperta nella difesa dei movimenti sociali, già membro del Genoa Legal Forum e dell’Associazione europea avvocate e avvocati democratici (AED) e ora Consigliera del municipio di Horta-Guinardó di Barcelona; Andrés García Berrio, avvocato penalista, attualmente deputato indipendente di Comuns nel Parlament de Catalunya, portavoce della Commissione di Giustizia e Interni; e Silvia Calderoni, avvocata dell’associazione “Progetto Diritti” e membro del legal team di Open Arms Italia.

L’incontro vuole essere una riflessione sulle tendenze securitarie dei governi nei due Paesi a partire dall’analisi delle leggi di modifica dei codici penali che non rendono più sicure le nostre società, né migliorano la vita delle persone, ma al contrario, ne minacciano i diritti fondamentali e costituzionali.

Le destre, infatti, continuano a guardare alla sicurezza solo in termini repressivi e punitivi delle lotte sociali, inasprendo le pene, introducendo nuovi reati per colpire le forme più pacifiche di protesta e comprimere gli spazi di democrazia.

Lo vediamo oggi in Italia con il cosiddetto Disegno di Legge Sicurezza, già approvato alla Camera, e si è visto in Spagna con l’introduzione della cosiddetta Ley Mordaza nel 2015, purtroppo tuttora in vigore.

Il disegno di legge 1660, Disegno di Legge Sicurezza, varato dal Governo Meloni e approvato il 18 settembre alla Camera dei Deputati, è un salto di qualità dell’atteggiamento repressivo che connota da molti anni la risposta delle istituzioni alla protesta, al dissenso e al disagio sociale. 

Sono tanti i segnali di questa volontà repressiva: dalla norma che consente l’incarcerazione anche delle donne in gravidanza e delle donne con neonato, fino all’obbligo per i cittadini stranieri di esibire il permesso di soggiorno per poter attivare una utenza mobile.

A queste disposizioni se ne aggiungono altre che – introducendo nuovi reati, nuove aggravanti e aumenti di pena – intendono reprimere duramente le proteste e ridurre gli spazi di possibile espressione del dissenso, colpendo insieme le manifestazioni contro le guerre, i picchetti operai, le proteste contro le “grandi opere”, l’emergenza climatica, la speculazione energetica; insomma, si attacca la libertà delle persone e il diritto costituzionale a manifestare in forma non violenta. Il DDL contiene inoltre norme durissime contro qualsiasi forma di protesta e di resistenza, anche passiva, nelle carceri e nei centri di reclusione degli immigrati senza permesso di soggiorno, perfino contro le proteste di familiari e solidali a loro supporto. 

Si tratta quindi di un meccanismo che tende a demolire anni di conquiste democratiche e vuol far tornare indietro le lancette della storia di ottant’anni delineando così un modello di società e di Stato estremamente pericoloso, estraneo ai principi costituzionali, autoritario, discriminatorio e persecutorio. 

Sul versante spagnolo, lo scorso 1 luglio ricorreva il 9° anniversario dell’entrata in vigore delle riforme del Codice Penale e della Legge sulla Sicurezza dei Cittadini, note come Ley Mordaza, approvate nel 2015 dal solo governo del Partido Popular, sfruttando la sua maggioranza assoluta. Queste riforme legislative arrivarono dopo il ciclo di grandi mobilitazioni contro i tagli ai diritti economici, sociali e culturali in seguito alla crisi economica del 2008.

A fronte di ciò, la risposta del governo di allora fu una brutale riduzione repressiva dei diritti civili, colpendo gravemente la libertà di espressione, di riunione pacifica e di informazione e instaurando, come denunciano i movimenti sociali, una cappa di impunità che limita e indebolisce il diritto di protesta.

Contro queste leggi antidemocratiche si sono sviluppate ampie mobilitazioni di associazioni, società civile, movimenti, sindacati, associazioni di avvocati… in Spagna, per chiederne l’abrogazione, in Italia, per impedire che sia approvata in via definitiva una proposta che è contraria allo spirito -e in alcuni punti anche alla lettera- della nostra Costituzione antifascista. 

Come associazioni italiane e spagnole con sede a Barcellona, quindi, ci uniamo con questa iniziativa alle mobilitazioni contro queste leggi, per confermare il nostro impegno fattivo a fianco di chi, in Italia e qui, si oppone alle politiche liberticide e antidemocratiche, e per il rispetto dei diritti delle persone e dei valori democratici delle nostre società.